L’amicizia è un dono prezioso e va celebrato. Anna e Teresa, le protagoniste del nostro racconto, hanno un modo particolare per farlo…

di Monia De Marcellis

 

“Attenzioneee!! Pistaaa!!” urlava Anna sfrecciando con la sua nuova bici rossa. La sera prima era andata a dormire tardi per scrivere l’ultimo capitolo della tesi, ormai aveva perso il conto dei giorni che aveva passato tra libri e computer. Sentiva proprio il bisogno di prendersi una pausa e non c’era occasione migliore dell’appuntamento che aveva con Teresa, un’amica storica.

Quando si era trasferita a Bologna, ormai 5 anni fa, si era sentita disorientata. Era tutto nuovo per lei, vivere in un’altra città, frequentare l’università e convivere con persone diverse dalla sua famiglia. Per fortuna che, qualche giorno prima che iniziassero le lezioni, ne aveva approfittato per andare a donare il sangue, cosa che già faceva da quando era diventata maggiorenne. Era proprio in quell’occasione che aveva conosciuto Teresa, una ragazza solare e incapace di rimanere in silenzio per più di tre secondi. Mentre erano in attesa per i controlli di routine avevano iniziato a chiacchierare, chi non le conosceva avrebbe giurato che fossero amiche di vecchia data e, in effetti, era come se lo fossero. Diventarono subito amiche e, per festeggiare la loro amicizia, decisero che ogni anno sarebbero andate a donare insieme in occasione di quel giorno speciale.

Era entusiasta di poter passare del tempo con l’amica, soprattutto in questo periodo. Non avrebbe rinunciato a quell’appuntamento per nulla al mondo, così quando la mattina aprì gli occhi e vide che si era svegliata tardi le prese un colpo. Si mise i primi vestiti che trovò nell’armadio, prese la bici e iniziò a pedalare il più veloce possibile.

“Permessooo! Permessooo!” in mancanza del campanello le toccava gridare per avvisare i pedoni di spostarsi, ma, come sempre accade quando si ha molta fretta, si incontra sempre gente che passeggia tranquilla in mezzo alla strada. Era diventata una corsa ad ostacoli dove Anna doveva evitare di colpire (o farsi colpire) dai pedoni come il pedone n.1 che parla animatamente al cellulare e fa mille acrobazie con le braccia rischiando di colpirti, il pedone n.2 che non si accorge della tua presenza perché sta guardando qualcosa che ha in mano invece della strada e infine il più pericoloso di tutti: il pedone n.3 che non sa dove andare, di solito è un turista attratto dai negozi che si trovano ai lati della strada e si pone il dilemma: vado a destra o vado a sinistra?

Una volta superato l’ostacolo dei pedoni Anna avrebbe dovuto affrontare un altro livello: i semafori. “Fa che sia verde, fa che sia verde!” si ripeteva mentre pedalava, se fosse stato rosso avrebbe perso altri 10 minuti. Alzò lo sguardo quasi con timore…era appena scattato il giallo. C’era solo una cosa da fare: sfrecciare a più non posso! Anna si spostò con il busto in avanti per essere ancora più veloce. Una, due, tre pedalate e ce l’aveva fatta! Superato il primo semaforo fu tutto in discesa, recuperando così qualche minuto di ritardo.

“Teresaaa! Eccomi!!” urlò mentre sfrecciava vicino all’amica. “Ma lo sai che sei proprio una saetta! A quella bici mancano solo le fiamme gialle!” commentò Teresa mentre si avvicinava ad Anna. Una volta parcheggiata la bici le due amiche si diressero verso l’entrata dove una ragazzina era ferma immobile davanti alla porta. “Devi entrare?” le chiese Anna ancora con il fiatone. “Sì ma tra un po’..potete andare” rispose con un sorriso timido la ragazzina. “Ok” rispose Teresa con voce squillante. Mentre aspettavano il loro turno Anna rivolse lo sguardo a quella ragazzina. “Chissà a cosa starà pensando…”