Donare in sicurezza: l'importanza della sincerità
La donazione è alla base di un processo costruito per essere sicuro e controllato, in ogni singolo aspetto. Il colloquio medico è parte fondante di questo processo e risulta quindi fondamentale per garantire il rispetto di specifici standard qualitativi. Vediamo perché non si tratta di una semplice formalità e perché è fondamentale per proteggere te, chi riceve e aiutare il sistema trasfusionale a lavorare senza rischi e sprechi.
Visita e colloquio medico: il primo passo per donare in sicurezza
Il medico non giudica e non fa domande per semplice curiosità, al contrario è lì per verificare se, in quello specifico momento, la situazione generale di chi dona è compatibile con la donazione. Donare sangue o plasma infatti significa offrire qualcosa che entrerà, dopo gli opportuni controlli, nel corpo di una persona spesso fragile, come pazienti in terapia, con difese basse o condizioni complesse: tutte situazioni in cui anche un rischio piccolo può diventare enorme. Per questo motivo durante il colloquio medico è di vitale importanza essere sinceri, con l’obiettivo di rendere la valutazione il più corretta possibile e rendere di conseguenza la donazione davvero utile.
In ogni caso, parlare apertamente durante il colloquio medico non risulta utile soltanto a chi riceve: è fondamentale anche per se stessi. Grazie al colloquio, infatti, il medico può valutare chiaramente se e perché rimandare la donazione può essere la soluzione migliore, salvaguardando in questo modo la salute e la sicurezza di chi dona. Una donazione fatta “nel momento sbagliato” può provocare stanchezza, aumentare la possibilità di cali di pressione o rendere l’esperienza più pesante del necessario. Per questi motivi un’adeguata trasparenza è fondamentale per evitare che la donazione diventi uno stress psico-fisico.
Ogni domanda è fondamentale:
Parlare di argomenti intimi o personali può provocare imbarazzo, è normale e può succedere a chiunque. Ma è importante sottolineare che le domande proposte durante il colloquio medico non sono casuali: esistono perché alcuni comportamenti o situazioni possono aumentare il rischio di infezioni o complicazioni, inficiando in questo modo quanto donato. Il medico ha il compito di salvaguardare sia la salute di chi dona che la sicurezza di chi riceve, per questo motivo più informazioni ha a disposizione, più la valutazione risulta corretta e precisa, evitando potenziali rischi.
In tal senso, gli esami risultano più che mai fondamentali, ma non sono in grado di raccontare tutto, soprattutto se un evento è molto recente o se il tema riguarda abitudini personali, terapie, esposizioni o segnali che soltanto donatori o aspiranti nuovi donatori conoscono. Il colloquio medico serve proprio a integrare quello che i test misurano. In pratica: i test sono una rete di sicurezza e la sincerità e ciò che rende la rete invalicabile.
In ogni caso è importante sottolineare che il colloquio con il medico rientra in un contesto sanitario: per questo ciò che emerge nello stesso è altamente riservato e coperto dal segreto professionale. Ciò permette di essere sinceri senza avere paura di giudizi o conseguenze sociali.
Nessuna domanda è superflua:
Non è necessario arrivare al colloquio “con le risposte perfette”: ciò che conta è avere la giusta disponibilità a chiarire. Se si ha un dubbio su un farmaco, un viaggio, una procedura medica, un episodio recente o una situazione personale, è giusto non esitare a chiedere. Il medico è lì per orientare e non per “mettere sotto esame”.
A volte sono sufficienti pochi minuti di confronto per capire se è possibile donare serenamente o meno. Infatti, può capitare che la scelta più giusta sia quella di rimandare la donazione. Ovviamente non si tratta di una punizione, significa agire con consapevolezza e rispetto reciproco. La donazione è un gesto ripetibile nel tempo: farlo con sicurezza oggi permette di farlo anche domani, senza mettere in difficoltà né chi dona né chi riceve.
Per questo, se il medico propone una sospensione temporanea o definitiva, è importante comprendere che si tratta soltanto di un modo per proteggere la salute collettiva e mantenere al contempo alta la qualità del dono, e non di una presa di posizione personale.
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