Alcol e donazione: cosa dice la normativa

Un consumo occasionale e moderato di alcol non esclude automaticamente dalla donazione. Diverso è il caso dell’abuso o dell’uso cronico di queste sostanze, che potrebbe compromettere la salute di chi dona, nonché la qualità e la sicurezza dell’unità donata. Vediamo cosa dicono le linee guida a riguardo, come leggere correttamente i “valori” nel sangue, cosa indicano le fonti italiane sul consumo e rischio e quando è meglio rimandare la donazione.

Alcol: si può parlre di "basso richio"?

È importante sottolineare che, in merito all’assunzione di alcolici, non esiste un consumo sicuro e privo di rischi di tali sostanze. Inoltre, i danni correlati all’assunzione di alcolici possono variare in base a diversi fattori come la quantità e la frequenza di assunzione, le modalità e i contesti di consumo, le caratteristiche specifiche dei singoli individui e la presenza di eventuali patologie o predisposizioni nell’organismo. In Nel nostro paese, secondo le stime riportate dall’Istituto Superiore di Sanità:

Circa 36 milioni di italiani di 11 anni e più hanno consumato almeno una bevanda alcolica nel corso del 2023 con una prevalenza significativamente maggiore tra gli maschi (77,5%) rispetto alle femmine (57,6%). Il 12,2% dei maschi e il 5,5% delle femmine di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto nel consumare bevande alcoliche* per un totale di circa 4,7 milioni persone, e il valore è diminuito per entrambi i sessi rispetto al 2013.

Alcuni parametri di riferimento:

Da diversi anni in Italia, come sottolineato dal Ministero della Salute, all’interno delle “Linee Guida per una sana alimentazione” non vengono più utilizzati termini come “consumo moderato” o “consumo consapevole” in relazione all’assunzione di sostanze alcoliche, questo perché essi potrebbero indurre il consumatore o la consumatrice a ritenere che vi siano delle soglie “sicure” di assunzione, anche se ciò risulta attualmente del tutto infondato. Non è possibile infatti definire dei parametri di consumo in grado di generare zero rischi per la salute umana, ma risulta necessario estrapolare delle linee guida comuni che permettano di valutare il rischio correlato all’uso di tali sostanze.

Prima di osservare quali siano le indicazioni fornite dal Ministero della Salute, è necessario comprendere a cosa si faccia riferimento con il termine “UA” o “Unità Alcolica”. Si tratta nello specifico di un’unità di misura che permette di comparare diverse sostanze alcoliche sulla base di un sistema di misurazione comune. 1 UA corrisponde a 12 grammi di alcol puro, e in sostanza equivale a:

  • un bicchiere di vino (125 ml a 12°)
  • una lattina di birra (330 ml a 4,5°)
  • un aperitivo (80 ml a 38°)
  • un bicchierino di superalcolico (40 ml a 40°).

Inoltre, è importante considerare le modalità e le occasioni specifiche in cui sono assunte tali sostanze, in quanto potrebbero contribuire ad alimentare o ridurre i rischi per la salute umana, come: 

  • bere lontano dai pasti;
  • assumere quantità eccessive in una singola occasione;
  • consumare alcolici in occasioni o contesti che possono esporre a particolari rischi, quali la guida o il lavoro.

Donazione e abuso cronico: cosa prevede la normativa trasfusionale

La normativa italiana sui criteri di selezione è esplicita nel considerare l’alcolismo cronico una condizione di esclusione dalla donazione. Si tratta di un punto fondamentale riportato nei criteri nazionali (DM 2 novembre 2015, Allegato III), in quanto un uso cronico e problematico di alcol può causare danni a organi, alterazioni metaboliche e complicanze che rendono la donazione non sicura per chi dona e per chi riceve. Ovviamente l’obiettivo non è “punire” o giudicare, ma prevenire rischi o eventuali complicazioni.

Diverso dall’abuso cronico è il caso del consumo saltuario di alcolici, in questi casi la regola fondamentale è quella di evitarne l’assunzione nelle ore che precedono e seguono la donazione e, se c’è stato un eccesso, valutare di rimandare. Perché? Perché l’alcol può influire sul benessere immediato del donatore o della donatrice (disidratazione, cali pressori, maggiore facilità a sentirsi deboli) e perché un organismo “stanco” o disidratato può tollerare peggio il prelievo.

Perché è importante essere sinceri con il medico

Il sistema trasfusionale si fonda su strumenti diversi: questionario, colloquio medico, visita e controlli. Questi passaggi servono a inquadrare lo stato di salute di chi dona e a intercettare condizioni che renderebbero la donazione non sicura o non appropriata. Nei materiali informativi sanitari della Regione Emilia-Romagna, ad esempio, è chiaramente descritto il ruolo del medico nella selezione e nella tutela della donatrice o del donatore. Parlare apertamente delle proprie abitudini (anche sull’alcol) non è un “confessarsi”: è dare al medico le informazioni necessarie per fare una valutazione completa e corretta, consigliando se necessario un rinvio della donazione o un percorso di approfondimento.

Se non si è sicuri di essere nelle condizioni ottimali per donare (per esempio dopo una bevuta importante, una notte con poco sonno, o un periodo in cui ti senti meno in forma), la cosa più corretta da fare è contattare il centro di raccolta e spostare l’appuntamento: non si tratta di “una rinuncia” ma di una scelta razionale dettata dal buon senso.

Fonti utilizzate:

  • Ministero della Salute, Decreto n. 300 del 28 dicembre 2015 recante “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”;
  • https://www.centronazionalesangue.it/
  • https://www.salute.gov.it/new/
  • https://www.avis.it/

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