Plasm-on: Io vivo giallo. Di cosa parliamo quando parliamo di plasma.

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I prodotti plasmaderivati diventeranno sempre più importanti e strategici per il sistema sanitario nazionale e la salute pubblica. A Piacenza un forum giovani di Avis per parlare di questa donazione e imparare a comunicarla al meglio ai donatori: Plasm-On-Io vivo giallo.

 

di Andrea Fogliazza
referente Gruppo Giovani Emilia-Romagna

 
Sono arrivati anche da Marche e Lazio per unirsi al Gruppo giovani di Avis Emilia-Romagna nel comprendere bene di cosa si parla quando si parla di plasma, e scoprire perché diventerà nei prossimi anni sempre più importante per il sistema sanitario.  Ad aiutarli nel percorso di comprensione Vanda Randi del Centro Regionale Sangue e Francesco da Prato di Kedrion, una delle aziende che in Italia lavora il plasma raccolto per conto del servizio sanitario restituendo farmaci salvavita e altre preparazione a base di plasmaderivati.

Uno degli obiettivi principali del Piano sangue di questo biennio è proprio l’incremento della raccolta di plasma, e per questo i giovani di Avis hanno voluto fare della sua donazione e delle applicazioni terapeutiche di questo emoderivato il tema portante del forum.

 

Le resistenze dei donatori a volte sono forti: il plasma viene ancora considerato una donazione di serie b per chi non può donare sangue, nella migliore delle ipotesi. E c’è anche chi lo guarda con sospetto, perché il plasma (la parte liquida del sangue) viene prevalentemente utilizzato per i farmaci salvavita prodotti dalle industrie farmaceutiche, principalmente immunoglobuline, albumina e Fattore VIII.

 

Se un donatore vi dice che non vuole donare plasma perché non vuole venga usato dalle case farmaceutiche dovete rispondere che si sta dando la zappa sui piedi. Il plasma raccolto dai donatori volontari viene ceduto in conto lavorazione e restituito al sistema trasfusionale con un risparmio per la collettività e in grande sicurezza. Se le industrie lavorassero il plasma da donatori esteri a pagamento il costo sarebbe ben maggiore. Il conto lavorazione non ha un prezzo di mercato e non genera profitti“. Così spiega Davide Carini, responsabile sanitario di Avis Piacenza aiutando i ragazzi a smontare gli stereotipi più comuni.

 

È invece di grande importanza difendere il modello italiano di raccolta del plasma da donatori volontari. Vanda Randi mostra i dati regionali sulla raccolta, che deve crescere anche per contribuire all’autosufficienza nazionale: l’Emilia-Romagna è infatti la seconda regione Italiana per conferimento di plasma alla lavorazione, per produrre presidi medici senza i quali le cure per molte persone sarebbero ancora oggi impossibili. Non va infine dimenticato che la nostra Regione ha sottoscritto un accordo per cedere le componenti in eccedenza ad alcuni Paesi in via di sviluppo, dove molte persone emofiliche non avrebbero alcuna speranza di vita.

 

La raccolta da donatori non remunerati – spiega la  dottoressa – è importante anche per contrastare un modello da cui l’Europa non è esente: raccogliere plasma a pagamento, come accade in Germania e Repubblica Ceca.” Un modello, quest’ultimo, che da solidale e virtuoso si trasforma in puro business e che il nostro Paese vuole contrastare nell’unico modo possibile: migliorare il nostro sistema di raccolta da donatori volontari, anonimi e non remunerati.

 

Per spiegare bene tutto questo ai donatori, bisogna capirlo bene. Così Francesco da Parato illustra il meccanismo attraverso il quale, grazie alla disponibilità di plasma da donatori non remunerati, è possibile produrre farmaci orfani. Ovvero quei farmaci che le aziende non sono interessate a sviluppare perché economicamente non convenienti. L’esempio riportato è quello di una rara patologia,  la congiuntivite lignea, di cui soffrono 5 persone in Italia.

 

Con il progetto Plasminogeno si è potuto realizzare un collirio – ancora in fase di sperimentazione – risultato efficace nel ridurre al minimo le sofferenze e migliorare la qualità della vita di chi soffre di questa severa patologia.” Conclude Da Prato. 5 persone sono poche, per un sistema basato sul profitto. Ma sono tante, troppe per i donatori di palsma e sangue.

 

Chiude il sabato Boris Zuccon di AVIS Nazionale, proponendo l’anteprima del nuovo spot tv sul plasma che verrà presentato alla stampa a Milano il prossimo 6 novembre. E racconta la filosofia innovativa su cui si sviluppa la campagna.

La domenica invece si entra nel vivo del lavoro sul linguaggio per promuovere la donazione e sulla comunicazione efficace con l’aiuto dello scrittore e storyteller Maurizio Matrone.

Infine, Irene Oppi presenta alcuni casi emblematici riguardanti la donazione: un ragazzo leucemico che è stato trattato con plasmaderivati e ora è completamente guarito e la lettera postuma di un ragazzo affetto da immunodeficienza primaria, trattato con prodotti plasmaderivati che purtroppo non ce l’ha fatta. È importante ricordarci e ricordare perché si diventa donatori di sangue e plasma. Il fattore umano resta, nelle pratiche di volontariato, la pietra angolare. Non dobbiamo e sostituirci al servizio sanitario né sottrarci alle prescrizioni medico-scientifiche che ci richiede in armonia con i progressi delle conoscenze. Però possiamo essere le gambe su cui cammina una salute giusta, equa e universale.

 

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By |2018-10-24T16:24:19+00:0024 ottobre 2018|0 Commenti

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