I cittadini di origine straniera che non hanno ancora la cittadinanza possono donare sangue e plasma nel nostro Paese. Ecco come.

di Andrea Tirini

Donare sangue è un atto di solidarietà e generosità e per questo non ha confini. Ad Avis sta a cuore la solidarietà, la fratellanza, la cultura del dono e degli stili di vita sani. Per questo, è importante promuovere la donazione di sangue e di emocomponenti anche tra i cittadini che provengono da altri Paesi. Perché la donazione è un modo bellissimo di integrarsi nella società in cui si è scelto di  vivere e lavorare, ed il coinvolgimento delle comunità dei Paesi di origine arricchisce la cultura di tutti ed amplifica la solidarietà.

Allo stesso tempo, la donazione da parte di cittadini originari di altri Stati è una risorsa per tutti, perché alcuni gruppi e sottogruppi sanguigni sono molto rari tra la popolazione italiana, e la donazione di questi nuovi cittadini contribuisce a sostenere le necessità del Servizio Sanitario Nazionale.

Se vivi in Italia ma non sei ancora in possesso della cittadinanza italiana e desideri diventare donatore o donatrice di sangue ed emocomponenti, oltre ad essere in buona salute devi rispettare tre requisiti specifici:

    • 1 essere in possesso di un documento d’identità valido ed essere iscritto al Servizio Sanitario Nazionale

    • 2 avere una buona conoscenza e comprensione della lingua italiana, per comprendere con chiarezza le indicazioni e le domande del medico e del personale sanitario

    • 3 comunicare al medico selezionatore il Paese d’origine e la frequenza dei viaggi verso quel Paese.  Occorre inoltre, come per ogni donatore, comunicare gli altri spostamenti fuori dal territorio italiano, dal momento che varie zone del mondo presentano malattie infettive potenzialmente pericolose. Per sapere quali, è possibile consultare la Mappa del Donatore che Viaggia.

È importante sapere che il colloquio col medico deve essere sostenuto individualmente, senza la presenza di interpreti e mediatori linguistici. La conoscenza della lingua non è, come potrebbe apparire, una discriminazione: al contrario è una forma di tutela.

È indispensabile ed etico rispettare la privacy e la sensibilità del donatore e non metterlo in difficoltà in presenza di accompagnatori che potrebbero farlo sentire giudicato o influenzarne le risposte. L’eventuale presenza di un parente o un interprete non permetterebbe al medico di valutare la reale comprensione delle domande del questionario da parte del donatore. Per questa ragione tutti i questionari anamnestici vengono distribuiti solo in lingua italiana.

Se desideri diventare donatore puoi iscriverti qui alla visita di idoneità.
Se hai dubbi o domande puoi chiedere direttamente ai nostri medici.