C’era uno strano e curioso personaggio, al centro prelievi di Rimini, quella mattina…

 

«Sa, glielo devo proprio dire…» buttò lì come per caso il giovane medico in turno al centro prelievi quella mattina, arrossendo un po’: «Lei è il ritratto preciso di Babbo Natale… Non voglio offenderla! Dico, come si fa a offendersi perché si somiglia a Babbo Natale… di solito è un complimento, no? Ma io se proprio mi devo immaginare Babbo Natale, vedo subito lei…».
Questa cosa lo faceva sempre sorridere, non era certo la prima volta. Somigliava tantissimo a Babbo Natale. Anzi, incontrandolo per strada anche in abiti civili, anche d’estate a Rimini – dove passava un paio di mesi ogni anno perché ne adorava l’atmosfera pop e démodé al tempo stesso – erano in molti a guardarlo e sussurrare: Hey, ma quello è… Soprattutto i bambini, si capisce. Ma non solo loro.
La ragione per la quale così tanti lo scambiano sempre per Babbo Natale è presto spiegata. Perché lui, in effetti, è Babbo Natale.
Pensava a questo, seduto sul lettino del punto raccolta di Rimini, mentre donava sangue come regolarmente avveniva dal 1926, quando per puro caso era appunto in Riviera a svernare e gli era capitata tra le mani una copia del Corriere Della Sera, su cui un giovane medico chiamava a raccolta dei volontari che donassero il proprio sangue per chi era gravemente malato. Certo, lui era Babbo Natale, e la sua età anagrafica era eternamente quella di un sessantenne in grande forma: altrimenti avrebbe dovuto smettere già da un pezzo, e la cosa gli sarebbe dispiaciuta parecchio…
Un’infermiera con le guance paffute e un buffo smalto verde fluo interruppe il filo dei suoi pensieri: «Tutto bene signor… Kilä Joulupukki? Che nome particolare… è originario di dove?»
«Finlandia» aveva risposto lui con un sorriso gentile «Lapponia, per la precisione».
«Ma guarda, proprio buffo» aveva asserito lei sistemandogli il cuscino dietro la schiena perché stesse più comodo e controllando la taratura della bilancia su cui oscillava dolcemente la sacca purpurea. «Si vede che in Lapponia somigliate tutti a Babbo Natale!»
Avevano riso entrambi, di gusto. E quella era solo una delle ragioni che lo spingevano a donare sangue tutte le volte che era in Italia. Le persone avevano senso dell’umorismo, erano vivaci – i romagnoli ancora di più – e chiacchierone. Certo era un popolo un po’ pasticcione e incline a produrre confusione a non finire. Ma lì dentro questa caratteristica non era percepibile. C’era un ordine allegro, un’organizzazione informale ma efficiente. E a lui piaceva. Piaceva da matti. A dire il vero c’era qualcos’altro che gli piaceva da matti: la volontaria del bar dove faceva colazione dopo il prelievo. Era una giovanilissima sessantacinquenne con il cipiglio sornione, la battuta pronta e un infallibile intuito nel cogliere i pensieri degli avventori del bar. Era rimasto rapito dalla sua verve al primo sguardo. Ogni volta che la vedeva, il suo cuore batteva un colpo, come fosse il motore di un vecchio Cucciolo Ducati. Se non fosse stata così giovane per lui – che a parte le apparenze ne aveva già più di 200, di anni – l’avrebbe aspettata a fine turno, con un mazzo di fiori e il suo completo migliore… Ma poi sarebbe stato un bel problema, convincerla a traslocare dall’Adriatico al Circolo Polare Artico. Meglio lasciar perdere, pensò.
Perché infondo Babbo Natale è timido, quando non è in servizio.
I dieci minuti che occorrono per donare passarono alla svelta, e dopo la colazione offerta dal centro – e servita da lei, davvero in splendida forma e piena di ironia – Kilä se ne stava al sole, sulla panchina davanti alla sala prelievi, a scaldarsi le ossa e a rilassarsi un pochino. Con una mano a fare da visiera, aprì gli occhi giusto in tempo per notare un bimbo che lo guardava passando per mano alla nonna: mascella a penzoloni, sguardo pieno di stupore. Mi ha riconosciuto alla prima occhiata, sorrise tra sé il vecchio dalla barba candida. Alla fine, se c’è una cosa davvero speciale nel donare sangue è il fatto che con un gesto solo si possono salvare tre persone. Anche se lui aveva a disposizione l’eternità, apprezzava questa economia della salute.
E poi, rifletté alzandosi e imboccando la strada verso casa, ci sono i bambini: quelli a cui posso fare davvero un regalo speciale.
Perché alla fine, i giochi che i bimbi attendono con trepidazione e magia sono sempre gli stessi. Possono essere più o meno tecnologici e robotizzati, a seconda delle generazioni e delle mode del momento, ma sono sempre comunque trenini, giochi di ruolo, cubetti da costruzione, case delle bambole e animali di pezza…
Quando doni il sangue che salva un bambino invece, quello sì, che è un regalo straordinario. E non bisogna nemmeno aspettare che sia Natale…

Cosa fa babbo natale quando nessuno lo vede è un racconto di finzione. I personaggi e le situazioni sono frutto di fantasia, le informazioni su sangue e plasma in esso contenute, invece no.
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