Tra i donatori di Reggio Emilia si incontrano supereroi con superpoteri davvero singolari…

 

C’è la pasta al pesto, che è il mio piatto preferito.
C’è la pasta di sale, con cui creo mostri buoni con mio figlio, nelle domeniche mattina d’inverno.
C’è la pasta del capitano, che è il mio dentifricio da sempre.
E poi c’è la pasta di cryo, che è il mio superpotere.
Eh sì, perché io sono una donatrice di plasma di Reggio Emilia da quasi 3 anni. Il mio gruppo è AB, e quando Annalisa – la dottoressa del centro raccolta che nel tempo è diventata anche un’amica –  mi ha suggerito di donare plasma, ero francamente un po’ perplessa. Avevo sempre considerato la donazione di plasma come una cosa da poco, una specie di ripiego per chi non poteva donare sangue a causa dell’emoglobina un po’ bassa.
Annalisa mi ha spiegato che invece no, non è affatto così. Il plasma è speciale, è la parte liquida del sangue ricca di anticorpi, proteine e sali minerali. È così che ho scoperto l’esistenza della pasta di cryo: un concentrato di proteine che poi viene diviso per realizzare farmaci specifici. Farmaci che salvano la vita a pazienti emofilici, persone con gravissime ustioni, malati oncologici e molti altri ancora. Dovete scusarmi se non mi spiego con termini scientifici, ma io faccio la grafica, non sono un medico!
Ad ogni modo sono rimasta così colpita da questo fatto che, una volta tornata a casa, ho passato il mio pomeriggio di permesso dal lavoro concesso ai donatori per cercare di più su questo argomento. E ho scoperto due cose fantastiche. La prima è che grazie al plasma che viene donato, si possono produrre farmaci orfani,  ovvero quei medicinali che curano malattie rare per le quali nessuna azienda investirebbe, perché gli ammalati sono così pochi che non ci sarebbe un guadagno. E ho scoperto che con il plasma hanno realizzato un collirio che cura una malattia rarissima, una malattia dolorosa che colpisce gli occhi dei bambini. E che grazie a questo farmaco la vita di questi – per fortuna – pochissimi bambini è diventata una vita normale. La seconda cosa che ho scoperto è che una parte di plasma lavorato nel nostro Paese viene inviato in Egitto, Perù, Afghanstan, India e in altri Paesi dove molte persone emofiliche non avrebbero accesso alle cure.
Del mio superpotere, della mia pasta di cryo, non si butta nemmeno una goccia: tutto viene utilizzato quando serve e dove serve, in un circolo virtuoso di solidarietà senza confini. L’ho trovata una cosa bellissima, una cosa commovente. Che fortuna, essere sani. E che piccolo sforzo, aiutare chi non ha la mia stessa fortuna! Sono una grafica, l’ho già detto, e mi sa che per la prossima donazione arriverò con un piccolo regalo: i bozzetti per una campagna di promozione del plasma da regalare ai volontari. Per aiutarli con quello che so fare meglio a promuovere il dono di questo straordinario e stranissimo superpotere!

Uno strano superpotere è un racconto di finzione. I personaggi e le situazioni sono frutto di fantasia, le informazioni su sangue e plasma in esso contenute, invece no.
Se vuoi condividere un racconto a tema sangue e plasma o donazione scritto da te, invia a stampa.emiliaromagna@avis.it inserendo #storytelling nell’oggetto. Lo pubblicheremo sul nostro sito.