I 5o anni di Avis Emilia-Romagna

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Avis Emilia-Romagna compie i suoi primi 50 anni. Un logo ne celebra la ricorrenza con una goccia simbolica che è, per sua natura, in continuo movimento e trasformazione. Il coordinamento regionale, nato per volontà di una classe dirigente lungimirante e moderna, è stato un modello organizzativo per altre regioni italiane. E molti sono oggi i progetti di lavoro nella direzione di una moderna ed efficiente rete associativa. Il logo celebrativo verrà apposto nell’arco del 2018 su tutte le iniziative, gli eventi e i materiali promozionali regionali.

Logo AVIS Emila-Romagna 50 Anni

Nel 1968 ne sono successe, di cose.
È l’anno in cui il movimento socioculturale chiamato Sessantotto raggiunge il suo apice, scoppia la “primavera di Praga”, Martin Luther King viene assassinato a colpi di pistola e si assiste al primo bacio interrazziale nella storia della televisione, in un episodio di Star Trek. In Italia impazzano le minigonne, il terremoto del Belice fa oltre 300 vittime e rade al suolo un paese. In Emilia-Romagna nascono le scuole materne comunali che anticipano la prima legge nazionale, a Bologna viene pedonalizzata Piazza Maggiore e la domenica mattina del 18 ottobre nasce – alla presenza di 9 presidenti provinciali – Avis Regionale Emilia-Romagna.

LUIGI ZANNINI CON GIULIA OLIVIERI E ALESSANDRA LUPPI 1980

Nel ’68 le Regioni non erano ancora costituite dal punto di vista politico, – ricorda Luigi Zannini, primo funzionario di Avis Emilia-Romagna – nacquero infatti nel 1970 ma allora anticipammo i tempi. Costituimmo un comitato con i rappresentanti delle provinciali che si incontrava un paio di volte l’anno. Solo nel ’72 venne eletto il primo consiglio. C’era un entusiasmo enorme, molte idee e la sensazione di essere davvero avanti coi tempi. Infatti fummo la prima regionale italiana insieme ad Avis Toscana. Per i primi anni Avis regionale e Avis Bologna erano quasi un tutt’uno, io per un lungo periodo ho lavorato in entrambe le strutture e poi sono diventato il primo dirigente regionale. Lo sono stato a lungo, fino al 2015 quando sono andato in pensione.”

 

 

 

A quel tempo le Avis avevano in capo la gestione del processo trasfusionale. Le Avis non gestivano solo la raccolta, ma anche i laboratori di tipizzazione e compatibilità, la distribuzione del sangue agli ospedali dentro e fuori regione con convenzioni dirette: avevano insomma la responsabilità di ogni attività quasi ovunque.

Cesare Bianchi

“Oggi diamo per scontata la collaborazione con le USL ma anche quello è stato un percorso – ricorda Cesare Bianchi, unico testimone vivente ad aver preso parte alla nascita di Avis Emilia-Romagna – ai tempi, pur gestendo praticamente tutto noi delle provinciali, facevamo fatica a farci dare anche le cartelle cliniche dei donatori. Ragionare intorno all’idea di diventare un sistema integrato non è stato sempre facile e la sede regionale è stata un passo importante in questo senso. Nel 1980 è intervenuta una Legge dello Stato per regolare la raccolta e stabilire che le Avis dovessero prioritariamente occuparsi della chiamata e della gestione dei donatori, ma allora dovevamo occuparci di tutto e garantire il sangue necessario… Per i donatori era previsto un rimborso e noi invece di tenerlo lo mettevamo a disposizione delle nostre Avis per far fronte alle tante necessità. Erano proprio altri tempi!”

 

 

Dalla struttura regionale sono passate persone e idee, che hanno circolato dalla Pianura Padana al Mare Adriatico sulle gambe degli uomini e delle donne che hanno coperto gli incarichi dirigenziali e diretto le aree di lavoro portando l’esperienza del proprio territorio e ritornando a fine mandato con nuove soluzioni a sempre nuovi problemi.

Francesca Ciampi scrittrice

Ho vissuto l’esperienza della militanza in Avis con piacere, è stata bella. – Racconta Francesca Ciampi, scrittrice e prima donna emiliana a sedere in consiglio nazionale – La sede regionale, come la grande parte della donazione in quegli anni, era una realtà prevalentemente maschile, ma ho sempre avuto rispetto e considerazione da parte di tutti. Il volontariato dell’Avis era molto affettuoso, accudente. Sono stata consigliera nazionale e per lungo tempo ero l’unica donna, mio malgrado ero il simbolo della modernità della nostra regione. Ho cominciato nella sezione di Monterenzio, dove facevo la maestra, lo stimolo e l’input veniva da mia suocera che era una donatrice entusiasta. Se posso dirlo, il contributo che ho portato è stato quello di accoglienza dei donatori. Un giorno una donatrice che arrivava a donare mi disse ‘ho sentito che mi stavate aspettando’. Allora mi son detta, facciamo che sia vero per tutti. Così è nato lo spazio accoglienza nelle nostre sedi di raccolta.

 

 

Il modello organizzativo emiliano romagnolo funzionò: il banco di prova più doloroso fu senz’altro la Strage del 2 agosto alla Stazione di Bologna, in cui tutte le Avis e gli ospedali bolognesi riuscirono – grazie anche alla straordinaria collaborazione dei cittadini – ad ottenere tempestivamente le unità necessarie al soccorso delle molte vittime. In cinquanta anni la struttura regionale è stata testimone e protagonista delle evoluzioni del Sistema sangue in Emilia-Romagna e in Italia, ha contribuito a far nascere ogni piano sangue e plasma e a raggiungerne gli obiettivi, ha lavorato con la Regione e le altre Associazioni del dono a campagne di sensibilizzazione per le scuole e la cittadinanza, ha firmato protocolli con le associazioni dei malati, le Università, le associazioni sportive. Ha preso parte a progetti Europei di promozione del dono del sangue nel Mediterraneo e a progetti di solidarietà internazionale per i plasmaderivati in eccedenza. Ha lavorato per rendere più rapida e moderna la comunicazione verso donatori e aspiranti tali. Ha gestito l’accreditamento richiesto dalle nuove norme europee. Ma molto lavoro, ancora, è da fare per i prossimi 50 anni!

In cinquant’anni è cambiato il mondo e la lente deformante del tempo ci fa sembrare il passato sempre migliore del futuro. Perché là siamo nati come realtà associativa, là abbiamo dato vita a un simbolo – quello di Avis – riconoscibile ed autorevole in tutta italia, sinonimo di solidarietà, salute, diritti. Ma il futuro è il posto dove dobbiamo passare il resto della vita e mai come oggi è importante il ruolo di coordinamento e di garanzia di omogeneità, progettualità, qualità delle strutture territoriali che Avis regionale è chiamata a svolgere.” Così afferma Maurizio Pirazzoli, presidente di Avis Emilia-Romagna, e conclude: “Se vogliamo tracciare una linea in crescita nella base dei donatori di sangue e plasma dobbiamo conoscere bene e governare le esigenze, le difficoltà, i sogni dei donatori e dei volontari e trasformarli in azioni concrete, materiali di comunicazione, buone prassi su tutto il territorio. Dobbiamo continuare ad essere inclusivi, generosi, trasparenti e, in una società frammentata, strumento di solidarietà. Come una sola voce, come i nostri fondatori avevano immaginato.

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By |2018-04-27T11:51:09+00:0023 gennaio 2018|1 Commento

Un commento

  1. luigi zannini 24 gennaio 2018 al 17:52 - Rispondi

    Un bellissimo esempio di partecipazione, entusiasmo, solidarietà, amore per il prossimo che continua oggi e in futuro.

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