di Federica Furlanis
La Giornata Mondiale del Donatore di Sangue (World Blood Donor Day 2014) è ormai alle porte: ricorre domani la festa di tutti i donatori, che animerà diverse sedi Avis in tutta la nostra regione con tante iniziative. Il grande tema scelto quest’anno per la giornata del 14 giugno – istituita nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione dell’anniversario della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rhesus – ci riporta un po’ alle origini di Avis: la donazione di sangue per chi dona la vita.
Troppe sono ancora oggi nel mondo le madri che perdono la vita nel dare alla luce i propri bambini: tra le cause, gravi emorragie e insufficienti quantità di sangue sicuro a disposizione per salvare loro la vita. Un momento di riflessione importante: l’Associazione Volontari Italiani Sangue nasce a Milano proprio in seguito all’esperienza del medico fiorentino Vittorio Formentano il quale, agli inizi della sua carriera negli anni Venti, aveva già assistito alla morte di molte partorienti proprio per questo motivo, l’indisponibilità di sangue sicuro.
Ad oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni giorno sono 800 le donne che perdono la vita nel corso della gravidanza, durante o dopo il parto, fenomeno diffuso soprattutto nei paesi in via di sviluppo e, in particolare, nell’Africa subsahariana (50% dei casi) e nel Sud-est asiatico (un terzo dei decessi) e che riguarda soprattutto le adolescenti al di sotto dei 15 anni. In merito alla donazione di sangue, nell’arco degli ultimi 10 anni, il numero delle donazioni nel mondo è cresciuto del 25%, passando da 80 a 107 milioni, con un incremento significativo nel Sudest asiatico e in Africa, sebbene la metà si concentri ancora nei paesi più sviluppati, dove vive il 15% della popolazione globale. Se nel mondo il 65% delle trasfusioni di sangue interessa i bambini sotto i 5 anni d’età, nei paesi ad alto reddito sono invece gli anziani sopra i 65 anni ad averne bisogno (il 76% del totale). Un dato preoccupante riguarda invece il fatto che più della metà del sangue e degli emoderivati raccolti in ben 73 paesi provengono da parenti o da donatori retribuiti.
Documentazione OMS: http://goo.gl/ne3U9b
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