Chi ha paura dell’ago? La paura dell’ago è ben nota a donatori e personale sanitario ma non è tra le più diffuse al mondo. Frutto di un convegno dello scorso autunno che ha coinvolto l’Avis comunale di Reggio Emilia è il nuovo servizio telefonico di aiuto per chi soffre di ansia, fobie paure e panico. Il numero gratuito 800 714 006 è attivo dalle 18 alle 20 dei giorni feriali per chiunque si sentisse oppresso da queste condizioni, o per coloro che non sapessero come affrontare la situazione di un familiare in difficoltà.

Le fobie e gli altri stati emotivi negativi possono condurre a vere e proprie dipendenze e attacchi di panico.  Nel corso del convegno a cui hanno partecipato Antonio Luce, presidente dell’Istituto di Ricerca sul linguaggio della menzogna e Roberto Citarella, specialista in chirurgia generale di Reggio Emilia, sono state prese ad esempio le paure più comuni, perché guarire, o comunque aumentare la qualità della propria vita tenendo la situazione sotto controllo si può.

La belonefobia, altrimenti detta paura dell’ago, viene definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata di aghi e spilli e, nei casi più importanti, anche di forbici, coltelli ed altri oggetti acuminati. Chi soffre di belonefobia prova ansia persino in situazioni in cui gli oggetti non rappresentano una minaccia, come dover andare in un laboratorio per farsi un’analisi del sangue. I sintomi dei belonefobici possono includere svenimenti, sudore dei palmi delle mani, capogiri, pallore, nausee, vertigini nel vedere l’ago.

Si pensa che questa fobia possa avere una causa genetica poiché molti di coloro che ne soffrono hanno un parente con la stessa paura, ma non è stato fino ad oggi dimostrato in alcun modo. Pare inoltre che gli uomini ne siano più colpiti delle donne, nonostante queste ultime siano statisticamente più fobiche degli uomini. A questo disagio si associano talvolta l’emofobia (paura del sangue) e la traumatofobia (paura delle ferite).

L’abbinamento di queste fobie rende davvero complicato gestire le proprie reazioni: la paura può divenire così forte da terrorizzarci fino a farci rifiutare addirittura interventi medici necessari. Gravissime quindi possono essere le ricadute sulla propria salute. Le ricadute negative possono interagire anche sulla salute degli altri: l’agofobia è la causa più citata dai non donatori (60%) come deterrente alla donazione.

Per la vista del sangue alcuni accorgimenti possono essere risolutivi, ad esempio si può non guardare durante il prelievo: nel corso della donazione è possibile chiedere al personale di coprire con un telo sia la sacca che la cannula di collegamento all’ago. Però nulla si può contro l’agofobia in sede di prelievo. Come spiega Ottavio Perini, presidente di Avis comunale Reggio Emilia:

Nella nostra lunga esperienza lo vediamo tutti i giorni: se qualcuno ha paura dell’ago non viene a donare. Gli accorgimenti e le attenzioni nei confronti delle donatrici e dei donatori che temono la vista del sangue possono essere moltissime e abbiamo strategie specifiche dall’effetto tranquillizzante. Coprire la sacca ma anche fare chiacchierare i donatori sono la prima accortezza nei confronti di donatori che vivono la vista del sangue con forte stress. Ma la paura dell’ago va affrontata prima di entrare in sala prelievi. È su questo fronte che dobbiamo concentrare gli sforzi.

Il sito statunitense NIH – US National Library of Medicine National Institutes of Health segnala, solo per l’anno 2013, ben 149 pubblicazioni sul tema. Alcuni strumenti oggi a disposizione possono essere di aiuto per superare questa irrazionale quanto minante paura. Sicuramente è molto importante sapere riconoscere il problema per tempo, ottenendo la diagnosi quanto più precocemente possibile. Infatti la paura dell’ago può persino mettere in pericolo la salute se pregiudica la possibilità per un paziente di effettuare analisi cliniche.Trovare la soluzione più adatta alle proprie esigenze è il passo seguente alla diagnosi, e le Avis possono giocare un ruolo importante in questo ambito.

Chi ha paura dell'ago?

È FOBIA O SOLO UN PO’ DI PAURA?
La fobia è un disturbo psicologico che ha un’ampia incidenza tra la popolazione mondiale. Il manuale diagnostico internazionale (detto anche DSM-IV) definisce questi disturbi come un “timore accusato e persistente che è eccessivo e irrazionale, scatenato dalla presenza o anticipazione di un oggetto o situazione specifica”. Esiste un ampio spettro di fobie conosciute come specifiche; alcune molto comuni, altre rarissime che possono in un primo momento apparire perfino buffe e bizzarre. Sempre che, beninteso, non ne siamo affetti.

Le fobie hanno nomi propri e non devono essere confuse con paure, timidezze, insicurezze e stress che fanno parte della vita comune e che, anzi, rendono le persone così “umane”, tratteggiandone le peculiarità. Ad esempio una forma di timidezza, seppur accentuata, non può essere considerata una sociofobia a meno che non prenda il sopravvento su chi ne soffre e non diventi un muro invalicabile tra sé e il resto del mondo, o non renda impossibile compiere azioni abituali e quotidiane.

La cinque fobie più note/comuni…

Aracnofobia: paura dei ragni. Nei casi più seri, il panico può essere scatenato persino vedendo una fotografia. Ne soffrono in particolar modo le donne.

Sociofobia: paura persistente e intensa di essere giudicato negativamente nelle occasioni sociali. È una fobia tra le più diffusa fra adolescenti e giovani e ugualmente comune tra uomini e donne.

Aerofobia: paura di viaggiare in aereo. Le persone che patiscono di questa fobia non sentono solo una leggera inquietudine al momento dell’atterraggio e del decollo; nei casi più rilevanti il solo pensiero di un viaggio su questo mezzo può scatenare reazioni di panico.

Agorafobia: la paura degli spazi aperti è un disturbo più comune tra le donne che tra gli uomini. Chi soffre di questo tipo di disturbo di solito si rifugia nella propria casa e raramente ne esce. I fobici sono tra coloro che ricorrono con maggior frequenza al parere di uno specialista.

Claustrofobia: disturbo tra i più noti che impedisce a una persona di entrare in spazi chiusi e angusti. in spazi chiusi. Si stima che ne soffrano circa il 4-5% della popolazione mondiale a. Ascensori, metrò, tunnel, porte girevoli  e persiono macchinari per la TAC possono essere barriere invalicabili.

Acrofobia: paura delle altezze, non semplici vertigini ma un timore che porta all’ansietà  e che generalmente si manifesta affacciandosi a un balcone, un belvedere, una grata sul piano della strada.

… e le cinque fobie più insolite.

Ommetafobia: paura degli occhi, o meglio di essere guardato negli occhi, e di sostenere lo sguardo di qualcuno per oltre una frazione di secondo. È è una fobia socialemte invalidante e per fortuna molto poco diffusa, al punto che non esiste una vasta letteratura medica a riguardo.

Adefobia: una paura persistente, anormale e ingiustificata dell’inferno. Coloro che patiscono di questa fobia temono di comettere un peccato mortale e imperdonabile che li porti a bruciare nell’inferno. E’ conosciuta anche come estigiofobia.

Lachanofobia: paura dei frutti e/o delle verdure.Tutti o alcuni in particolare, c’è una singolare letteratura scientifica di casi di fobie per cetriolini, ciliegie, pesche o broccoli. Coloro che patiscono di questa fobia di solito hanno problemi in relazione alla cattiva alimentazione.

Dismorfofobia: l’enorme ed infondata preoccupazione per un difetto fisico. Può essere immaginaria o causata da una reale ma trascurabile anomalia fisica. Le preoccupazioni riguardano principalmente difetti del volto o della testa, come ad esempio i capelli, le rughe, il colore della pelle, la forma e le dimensioni di naso, i denti, le labbra. Una fobia in crecita sia tra le donne (che ne soffrono maggiormente) che tra gli uomini, spesso legata alla sociofobia.

Dextrofobia: all’interno del vasto campo delle fobie è considerata tra le più rare al mondo. La levofobia è il suo opposto, cioè la paura di oggetti sul lato sinistro del corpo, noto anche come sinistrofobia, detta anche la fobia de mancini.

Fonti
www.nlm.nih.gov
www.neinteansia.it
Avis comunale Reggio Emilia
DSM-IV maggio 2013